Grotta Antonio Federico Lindner (3988 VG)

Premessa

Quando si decise di farsi carico della tutela della Grotta A. F. Lindner grazie alla sistemazione delle grate esistenti ed alla posa di una nuova botola, fermo era il proposito di procedere ad un ripristino ecologico della cavità seguito in una seconda fase da studi geomorfologici e faunistici. La prima fase si è conclusa a breve distanza dalla chiusura della grotta, la seconda è in fase di realizzazione.

Descrizione della cavità

Tre sono gli ingressi naturali della Grotta A. F. Lindner: due si aprono sulla volta del secondo vano, il terzo (in caverna) rappresenta l’ingresso normalmente accessibile. Tutti e tre gli ingressi sono protetti: i primi due da griglie, il terzo da una porta progettata per permettere il passaggio ad animali troglobi e pipistrelli.

Dalla dolina d’accesso si entra nella prima caverna discendente grazie ad un ripido sentiero a gradoni, giunti sul fondo si incontra la porta che consente di entrare nel secondo vano: l’ambiente ha una superficie di circa 10 metri X 10 metri con un’altezza nel punto maggiore di 13 metri, sulla volta si aprono gli altri due ingressi protetti da griglie.

Proseguendo in discesa si arriva alla botola di protezione. Sulla destra si apre una stanzetta con il pavimento cementato dove un tempo erano installate le apparecchiatura per lo studio delle variazioni altimetriche delle acque di fondo in relazione ai regimi di piena del fiume Timavo. Passata la botola si scende per una scala fissa (superando così agevolmente un pozzetto di 8 metri) e ci si ritrova nel secondo vano riccamente concrezionato con uno sviluppo di 19 metri. Dalla base della scaletta si scende arrampicando lungo uno scivolo calcitico (preferibile una corda) fino ad arrivare ad un laghetto che nel periodo di “piena” raggiunge una superficie di 10 metri x 5 metri riducendosi alla metà nei periodi di “magra”; nelle sue acque vive un esemplare di Proteus anguinus da quasi vent’anni.

Percorrendo una breve cengia sulla destra del laghetto è possibile raggiungere il camino di 6 metri che consente l’accesso ai vani più profondi. Risalito il camino ci si ritrova in quello che rimane di un meandro fossile ormai riccamente concrezionato, proseguendo ulteriormente nell’arrampicata è possibile accedere alla volta della stanza appena percorsa (attenzione) mentre camminando lungo il meandro per 6 metri si possono scegliere poi due itinerari diversi. Scendendo un saltino di 2 metri ci si ritrova in una condotta che immette direttamente nel successivo P. 15 mentre risalendo sopra la condotta per 4 metri e passata una strettoia, si raggiunge la volta del meandro (visibili le erorsioni provocate dall’acqua), da qui scendendo lungo un ripido scivolo di 8 metri di dislivello (necessaria una corda) ci si affaccia sul P.21 che immette nello stesso salone del P.15.

Sceso uno dei due pozzi (preferibile per comodità il P. 15) si accede all’imponente salone interno, anch’esso riccamente concrezionato. Si procede in discesa tenendosi a sinistra (sono visibili numerose vasche d’acqua concrezionate) fino a giungere ad uno scivolo in forte pendenza e privo di asperità (per scenderlo è preferibile una corda).

Sulla parete opposta della galleria nel punto in cui ha inizio lo scivolo si apre, seminascosto dalle concrezioni, il P. 15 che permette l’accesso ad un ramo inferiore di 75 metri di sviluppo. Tale ramo è un susseguirsi di piccoli ambienti disseminati di vaschette di raccolta che si estende fino sotto il laghetto presente nel terzo vano.

Superato questo primo scivolo utilizzando una corda di una quindicina di metri si continua a scendere tenendosi sulla sinistra raggiungendo in breve tempo la partenza di un secondo scivolo che si affaccia direttamente sul salone principale. Anche in questo caso è consigliabile usare una corda per scendere visto che il lato destro strapiomba (da un’altezza di una ventina di metri) direttamente nel sottostante P.30. Terminata la discesa ci si ritrova sul fondo del salone principale alto fra i 30 e i 40 metri e con gli assi maggiori di 60 e 35 metri rispettivamente. Numerose le concrezioni e le vasche di raccolta alternate da blocchi di frana oramai calcificati fra loro e depositi di argilla (nei pressi dello scivolo sono presenti piccoli depositi di sabbia a granulometria variabile). Proprio alla base dello scivolo è possibile accedere, attraverso una strettoia, ad un piccolo vano che si sviluppa al di sotto del piano inclinato; nei pressi, sulla parete (vicino ad una colonna di quasi 2 metri d’altezza), si apre l’imbocco di un ulteriore pozzetto cieco di 7 metri.

Proseguendo in direzione Nord fra blocchi di frana calcificati si raggiunge l’imbocco del P.30 alla base dello scivolo, scendendolo si raggiungono i rami inferiori che conducono alla massima profondità. Appena giunti alla base del pozzo si possono seguire due vie: la prima consiste nel risalire una china franosa entrando in una stanza dal fondo fangoso da cui si dipartono un camino in fase di ringiovanimento (18 metri d’altezza) ed una condotta fossile ascendente cieca; la seconda consiste nel proseguire la discesa della china detritica alla base del pozzo appena sceso. Dopo un paio di metri, sulla sinistra attraverso massi di frana e fango ci si immette in una galleria discendente letteralmente invasa dal fango e con un diametro di circa 5 metri che si ricongiunge, dopo una trentina di metri, al pozzo aprentesi alla base della china detritica abbandonata in precedenza. Proprio per evitare il più a lungo possibile il fango è consigliabile non percorrere questa via bensì continuare a scendere lungo la china franosa tenendosi sulla sinistra e facendo attenzione alle numerose pietre instabili, si arriva così alla partenza di uno scivolo concrezionato che immette direttamente nel pozzo successivo (volendo si può raggiungere da qui anche il ramo fangoso prima descritto procedendo su una cengia molto scivolosa nel tratto terminale, cosa che richiede prudenza ed una corda). Fatto l’armo su una delle colonne alla partenza dello scivolo si scende per 10 metri trovandosi all’inizio vero e proprio dell’ultimo pozzo di 30 metri intervallato da un ripiano a 16 metri dal fondo posto a 176 metri di profondità. Alla base del tratto verticale appena percorso è visibile la “campana” e parte dei cavi posti in opera per eseguire le misurazioni delle variazioni del livello delle acque di base, proseguendo in discesa lungo la trincea scavata dal deflusso delle acque si raggiunge la massima profondità di 177,5 metri, appena due metri sopra il livello del mare. Dal cavernone in cui ci si ritrova è possibile proseguire o lungo una galleria impostata con direzione 265° che raggiunge i 70 metri di sviluppo oppure tentare di raggiungere un arrivo fossile. Tutti i vani sono letteralmente invasi da quantità enormi di fango ed argille che raggiungono più metri di spessore. Sotto un primo strato di fanghiglia semiliquida e rossastra si incappa in uno strato di argilla dalla consistenza pastosa e dal colore grigio verde che imprigiona letteralmente i piedi di chi vi si avventura (si corre seriamente il pericolo di rimanervi intrappolati in eterno).

Ritornati nel salone principale (alla base dello scivolo) è possibile proseguire anche in direzione W-SW raggiungendo così in discesa, uno dei due brevi rami secondari. Giunti in prossimità della parete attraverso un basso passaggio si accede ad uno stanzone riccamente concrezionato con sul fondo accumuli di fango e due piccoli laghetti. Nell’accumulo di fango un ulteriore pertugio disagevole immette in una piccola galleria cieca e fangosa.

Uscendo da questa sala e risalendo la china detritica tenendosi sulla destra (vicino alla parete) si incontra un cantino cieco di 5 metri d’altezza, dopodiché si ridiscende nuovamente in direzione Sud lungo la galleria principale. Sul lato sinistro di tale galleria è stato scoperto un camino cieco di 41 metri d’altezza risalito con tecniche d’arrampicata artificiale: notevoli le concrezioni di calcite bianca e pura. Alla base di tale camino è possibile scendere in una stanzetta discendente (probabilmente scavata dalle acque affluenti un tempo dal camino soprastante) che si sviluppa al di sotto dello scivolo principale riccamente concrezionato e cosparso di stalagmiti e vaschette d’acqua.

Finito il tratto in discesa del ramo principale, prima di proseguire nuovamente in salita, è possibile accedere sulla sinistra al secondo breve ramo secondario che consiste in una stanza letteralmente cosparsa di vaschette d’acqua e stalattiti nel tratto iniziale e con un deposito fangoso nella parte terminale. Sempre all’ingresso di questo vano, sulla sinistra, è possibile inoltrarsi in una serie di piccoli vani che pure si sviluppano al di sotto dello scivolo appena percorso: l’imbocco è seminascosto dalle concrezioni.

Dopo aver percorso nuovamente il tratto in salita della galleria principale si raggiunge ad una grossa vasca (Vasca Poppea) sormontata da un altro camino cieco e concrezionato di 18 metri d’altezza risalito anch’esso con tecniche d’arrampicata artificiale.

Dalla Vasca Poppea in poi la galleria prosegue con andamento discendente costante (inclinazione di 30°) e dimensioni di 8 metri di altezza per 10 metri di larghezza. Le concrezioni via via scompaiono lasciando spazio a fango e pareti con segni di erosione pura lasciati dallo scorrere dell’acqua; dopo un breve restringimento si giunge nella sala terminale caratterizzata da notevoli accumuli di fango alla profondità di 170 metri (9,5 metri sopra il livello del mare).

Come già si è ricordato precedentemente la cavità è caratterizzata dal singolare fenomeno dell’innalzamento del livello delle acque di fondo in relazione con i regime di piena del fiume Timavo, è perciò possibile assistere alla formazione di laghi temporanei in entrambi i fondi della grotta (sia a -170 metri che a -177,5 metri di profondità) nei periodi più piovosi dell’anno.

Il nuovo rilevamento topografico

Nel corso dei lavori di ripristino ambientale dei vani interni era emerso chiaramente che l’unico disegno in scala della cavità non era per nulla dettagliato e rigoroso come ci si poteva aspettare e che numerose diramazioni inedite o conosciute non erano state comunque rappresentate nella vecchia planimetria. Si decise pertanto di eseguire un nuovo rilievo topografico di precisione, dettagliato e volto a dare un’immagine “nuova” della Grotta A. F. Lindner.

Sono passati più di trent’anni dalla stesura del primo rilievo ad opera del Gruppo Grotte Carlo Debeljak (C. Skilan, marzo-aprile 1967) e pur non riscontrando grosse differenze per quanto concerne direzioni ed andamento generale, vanno sottolineate diversità come le profondità dei due rami principali e lo sviluppo planimetrico. Pur conteggiando le diramazioni inserite nel nuovo rilievo e mancanti in quello del 1967, lo sviluppo planimetrico passa da 925 metri agli 825 metri odierni mentre aumentano le profondità dei due rami principali: da 168 a 170 metri e da 174 a 177.5 metri rispettivamente. Nell’effettuare il rilievo topografico si sono utilizzati due compatti Clinomaster (bussola + ecclimetro con la precisione di 1° tenuta a mano) ed una tradizionale rolla metrica da 50 metri di lunghezza effettuando una doppia lettura delle misure ad ogni battuta; da segnalare poi l’uso massiccio di poligonali chiuse in tutti gli ambienti rilevati. Parallelamente al rilievo topografico è stata riesplorata sistematicamente l’intera cavità effettuando così un totale di 17 uscite: tra le novità ci sono 3 nuovi camini, 5 piccoli vani sottostanti gli scivoli nel tratto centrale della grotta ed infine una rilettura grafica ex novo degli ambienti posti alla base del P.30. All’inizio delle esplorazioni ci si aspettava di più, ma tant’è. Va segnalata la difficoltà estrema nella progressione alla profondità di 177.5 metri a causa degli enormi depositi di fango presenti (si corre seriamente il pericolo di rimanervi intrappolati e di non uscirne senza un aiuto esterno).

La nuova restituzione grafica molto dettagliata permette nuove interpretazioni della possibile genesi della cavità. I camini scoperti nel salone principale potrebbero essere la via logica attraverso cui flussi d’acqua minori hanno contribuito a modellare nelle forme attuali i rami secondari mentre non è azzardato supporre un collegamento fra il ramo sottostante lo scivolo interno (a cui si accede grazie ad un P. 15) ed i resti della condotta alla base del P.30 a testimoniare una via secondaria percorsa dal flusso d’acqua che ha generato i vani maggiori.

Fauna

Nel corso delle uscite di rilievo e riesplorazione è stato possibile fare un primo elementare e sommario quadro della fauna presente nella grotta A. F. Lindner.

Nel laghetto è ormai consuetudine avvistare con facilità l’esemplare di Proteus anguinus ivi presente da quasi vent’anni che ha oramai raggiunto i 20 centimetri di lunghezza. Dopo aver effettuato una pulizia integrale si è pensato di creare le condizioni per una possibile “mangiatoia naturale” per il proteo al fine di compensare l’eventuale disequilibrio alimentare provocato dalla chiusura della cavità. A tale scopo si sono sistemati un paio di rami già in fase di decomposizione sul bordo del laghetto cosa che ha favorito il crearsi di una colonia di esemplari di Titanethes albus, non essendoci nella sala nessun altro materiale biodegradabile si è inoltre raggiunta una concentrazione di esemplari estremamente elevata. Pur non avendo mai assistito ad un pasto diretto del proteo a base di esemplari di Titanethes se ne è riscontrata la presenza pressoché costante alla base sommersa dei due rami: è facile immaginare che l’esemplare di Proteus anguinus non faccia altro che aspettare la caduta di un Titanethes per sfamarsene. Resta comunque campo d’indagine il modo in cui questo esemplare si sia adattato alla sfera alimentare disponibile in tale bacino d’acqua chiuso ed isolato.

Fra i mammiferi va riscontrata la ricomparsa nella caverna iniziale di 4 esemplari di Rhinolophus ferrumequinum mentre nel tratto immediatamente successivo alla botola si sono notati escrementi di Glis glis. Fra gli insetti non ha sorpreso la presenza di numerosi esemplari di cavallette della specie Troglophilus neglecta e di numerose specie di aracnidi.

Con il tempo si sta pensando ad un esame accurato teso alla mappatura completa delle specie viventi in questa cavità.lindner

Dati catastali.

Grotta A. F. Lindner 829 – 3988 VG
Provincia: Trieste
Comune: Duino Aurisina
Località: Slivia
C.T.R.: 1:5.000 : n° 110013 San Pelagio
Long.: 13°40’31”,00 – Lat.: 45°45’57”,04 (ingresso a pozzo)
Long.: 13°40’32”,00 – Lat.: 45°45’58”,00 (ingresso in caverna)
Coordinate chilometriche: 2416940E – 5068830N (ingresso a pozzo)
Coordinate chilometriche: 2416959E – 5068845N (ingresso in caverna)
Quota ingresso: m. 179,4
Profondità: m. 177,5
Sviluppo planimetrico: m. 825
Pozzo d’accesso: m. 13
Pozzi interni: m. 8 – 6 – 15 – 21 – 15 – 7 – 30 – 30
Rilievo: P. Rucavina – M. Zoppolato – Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre C.A.I. – Trieste
Data rilievo: marzo – dicembre 1997

Visite

Per una visita alla grotta è richiesta la tecnica di progressione speleologica su corda, sia in discesa che in salita.

Essendo sotto la tutela dell’Associazione XXX Ottobre, l’ingresso è chiuso a chiave. Per prenotare una visita, dopo aver preso visione del regolamento per l’accesso alle grotte Lindner e Germoni, è sufficiente compilare il seguente modulo di richiesta accesso alla Grotta Lindner e inviarlo all’indirizzo lindner@axxxo.net qualche giorno prima dell’uscita programmata. Verrete ricontattati a breve per concordare la consegna delle chiavi necessarie ed un eventuale accompagnamento.

 

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