Monitoraggio della falda nella grotta Lindner

Testo a cura di Barbara Grillo.

La Grotta Lindner (829/3988 VG) si apre in località Slivia a 179 m di quota. Ha uno sviluppo di 825 m e consiste in una unica galleria discendente, a tratti anche molto ampia. E’ interessata da periodici innalzamenti dell’acqua di base sia alla fine del ramo principale a 9 m s.l.m., sia al fondo della diramazione verticale che si diparte a metà della galleria stessa a circa 2 m s.l.m.. Gemiti e Milani (1977) hanno già dimostrato come questi innalzamenti siano in stretta relazione con il regime delle acque alle foci del Timavo, poste a 6.8 km di distanza dal fondo della cavità e storicamente note come principale via di drenaggio delle acque provenienti dal bacino infiltrativo del Carso Classico (Galli, 2000).

Nel maggio del 1982 la grotta è stata oggetto di un test di tracciamento. Il tracciante è uscito alle Foci del Timavo dopo quasi 10 giorni con una velocità apparente di 30 m/h (Gemiti & Merlak, 2005; Galli, 2012).MONITORAGGIO

Allo scopo di definire la vulnerabilità e la potenzialità delle riserve idriche contenute nell’idrostruttura del Carso Classico il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Trieste alla fine del 1999 ha deciso di installare sul fondo della Grotta Lindner una sonda di monitoraggio della falda (Casagrande & Zini, 2004). La stazione è tuttora attiva grazie alla concreta collaborazione degli speleologi del Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre CAI Trieste, che periodicamente si occupa di sostituire la sonda per scaricare i dati. L’idea di monitorare la falda è partita nel 1995 installando le prime sonde nell’Abisso di Trebiciano, a San Canziano e presso le Foci a Duino per conoscere nel dettaglio l’idrodinamica della falda del Carso Classico. Con il passare del tempo gli strumenti sono cambiati e la rete si è allargata posizionando apparecchiature, oltre che in Grotta Lindner, anche alle sorgenti di Aurisina, nell’Antro delle Sorgenti di Bagnoli, nell’Abisso Massimo, alla Grotta Lazzaro Jerko, nella Grotta Skilan, in Grotta Gigante e nei laghi di Doberdò e di Pietrarossa. Il Gruppo di studio è composto dal Prof. Franco Cucchi, quale ideatore e coordinatore, assistito dal dott. Luca Zini e negli anni ha visto impegnati nel mantenimento numerosi giovani geologi, quali Enrico Marinetti, Stefano Furlani, Paolo Manca, Giacomo Casagrande, Anna Rossi, Walter Boschin, Luca Visintin, Barbara Grillo, Enrico Zavagno. Per la parte tecnica di alcune stazioni si fa riferimento alla ditta Geomar di Gabriele Crevatin, anche lui speleologo.

La Grotta Lindner fa quindi parte di una rete di ricerca in cavità, dove la speleologia ha avuto un ruolo determinante e prezioso per lo sviluppo delle conoscenze sull’idrogeologia delle acque di falda del Carso Classico. Alcune delle grotte monitorate dal Dipartimento di Geoscienze infatti sono state oggetto di studi e attenzione già dal 1840 quando si cercava di capire il percorso sotterraneo del Timavo. La collaborazione attiva tra Università e speleologi è uno degli esempi di applicazione di questo sport alla ricerca scientifica, in cui il Gruppo Grotte della Associazione XXX Ottobre CAI ha sempre creduto.

Nell’arco di questi 17 anni i risultati dei monitoraggi hanno permesso di comprendere le modalità di circolazione nelle varie parti dell’idrostruttura, le cui finestre di osservazione sono state aggiornate e integrate, pur non essendo mai abbastanza per chiarire completamente l’idrodinamica. In tutto i punti di monitoraggio sono 29 dall’inizio degli studi, di cui 14 sono attivi tuttora.

tabella

Tabella riassuntiva dei parametri fisico-chimici della falda in Grotta Lindner: valori medi, massimi e minimi dal 1999 al 2012. (Fonte dei dati: Archivio del Dip. di Matematica e Geoscienze, Univ. di Trieste)

Dai risultati di tutti questi anni di ricerca (1999 – 2012) si possono trarre dei valori medi, massimi e minimi dei principali parametri chimico-fisici che caratterizzano la falda in questo punto di misura (Vedi tabella). Normalmente la zona del fondo della grotta non è interessata da flussi di acqua di base. Si riscontra la presenza solo nei periodi più piovosi e l’influenza diretta delle piene delle Foci. La cavità sembra comportarsi come un “troppo pieno”, in quanto la crescita del livello non è dipendente dalle precipitazioni locali e non si rilevano direzioni di flusso prevalente delle acque (Casagrande e Zini, 2005). L’altezza massima finora registrata è di 28 m in dicembre 2010. Nel dicembre 2008 e 2009 sono stati raggiunti i 26 metri: negli stessi periodi in Trebiciano il livello ha raggiunto rispettivamente i 82 m, 109 m e 98 m. Gli episodi di innalzamento del livello hanno una durata media di alcuni giorni e una frequenza relativa al periodo piovoso. La mineralizzazione media è elevata, indice di acqua maggiormente a contatto con la roccia, quindi di una falda di ampie volumetrie e a circolazione più lenta in questa zona (Vedi grafico storico e grafici del livello).

Lindner completo

Grafico della serie storica dei parametri fisico-chimici della falda misurati in Grotta Lindner dal 1999 al 2012: in alto la conducibilità, in mezzo la temperatura e in basso il livello in metri s.l.m; la variazione di colore indica un anno di misura. La conducibilità presenta numerosi picchi perché la sonda non era sempre immersa in acqua. I parametri di temperatura e conducibilità sono stati misurati dal 2004. (Fonte dei dati: Archivio del Dip. di Matematica e Geoscienze, Univ. di Trieste, Grafico di B. Grillo, 2013)

livelo Max treb skilan Opcina_Lindner 0809 Livello_Max treb skilan Opcina_Lindner 0910

Grafici di livello nelle principali grotte della rete di monitoraggio della falda del Dip. di Matematica e Geoscienze dell’Univ. di Trieste nel periodo 2008 – 2009 e 2009 – 2010, dove si sono registrate le piene maggiori. E’ evidente come in Grotta Lindner il deflusso sia molto più lento della altre cavità, ad esclusione del Piezometro di Opicina e dell’Abisso Massimo, dove le curve sono molto più ampie rispetto a quelle per esempio di Trebiciano, rappresentativo di scorrimento in grandi condotti. (Fonte dei dati: Archivio del Dip. di Matematica e Geoscienze, Univ. di Trieste, Grafico di B. Grillo, 2013)

FONTE BIBLIOGRAFICA:

CASAGRANDE G., ZINI L. (2005) – Variazioni del livello delle acque al fondo della grotta A.F. Lindner (829/3988 VG) in relazione alle piene del Timavo. Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan”, 40 (2004), 37-44.

CATASTO DELLE GROTTE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, sito web: http://www.catastogrotte.fvg.it/

DISGAM, (2005) – Studio idrogeologico dell’area del Carso Triestino con monitoraggio della acque di falda nei punti sensibili ed entro le cavità carsiche interferenti con il tracciato della Linea AV/AC Venezia – Trieste Tratta Ronchi dei Legionari – Trieste – Aggiornamento a 180 giorni. Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università degli Studi di Trieste, febbraio 2005

GALLI M., (2000) – La ricerca del Timavo sotterraneo. Museo Civico di Storia Naturale, 174 pp.

GALLI M., (2012) – I traccianti nelle ricerche sul Timavo. Edizioni UET, Università di Trieste.

GEMITI F., MILANI G., (1977) – Correlazioni tra i livelli d’acqua della grotta A.F. Lindner ed il fiume Timavo. Ann. del Gr. Grotte Ass. XXX Ottobre, 6.

GEMITI F., MERLAK E., (2005) – Interpretazione dell’esperimento di marcatura con tetracloruro di carbonio delle acque di fondo della Grotta A.F. Lindner (3988 VG), “Atti e Memorie della Comm. Grotte E. Boegan”, Trieste, 40/2004: 45-61.

GRILLO B. (2013) – Ricostruzione dell’idrodinamica delle acque di falda del Carso Classico. Tesi di  Dottorato in Scienze Ambientali (Ambiente Fisico, Marno, Costiero), Dipartimento di Matematica e Geoscienze, Università degli Studi di Trieste. Tutori: L. Zini, F. Cucchi.

I commenti sono disattivati