Aquile dell’oscurità – Tempo di grotte – Alpinismo triestino 105/2008

at105Aquile dell’oscurità

Penso che l’articolo che segue non ha bisogno di presentazioni, in quanto esprime tutto il fervore di chi, appena conosciuto il mondo ipogeo, ne è rimasto affascinato.
Il XXI Corso di Introduzione alla Speleologia, possiamo affermarlo con convinzione, ha avuto un sorprendente successo. Già il numero degli iscritti è stato rilevante, dieci, ma soprattutto quello che è più importante, molti di loro hanno già fatto richiesta di Iscrizione al Gruppo Grotte della AXXXO.
Il Corso come consuetudine era strutturato in due parti: le lezioni teoriche e le uscite pratiche. La teoria è stata curata in parte dai soci del Gruppo ed in parte da esperti da noi invitati;
come il professor Colla, che ha tenuto nella Grotta Lindner una lezione di Biospeleologia e la dottoressa che ha curato la parte di Geologia.
Le uscite pratiche si sono tenute nella Cava di Zolla, per quanto riguarda il primo approccio,
poi, in successione, la Gr. 12, l’Abisso del Maestro, la Gr. Boracce, e per concludere abbiamo trascorso due giorni in Friuli per conoscere una realtà geologica e speleologica diversa da quella triestina, grazie all’esplorazione delle grotte Doviza e di quelle Nuove di Villanova.
Maddalena

Tempo di grotte

Da quando ho iniziato a frequentare l’ambiente montano ho scoperto un mondo ricco di sorprese e di fascino, un mondo in cui mi piace rifugiarmi nei momenti liberi dal lavoro, un mondo la cui semplicità e complessità allo stesso tempo mi riempiono ogni volta il cuore di stupore e mi svuotano la mente…
La voglia di conoscere e di esplorare la montagna in tutti i suoi aspetti è così divenuta parte integrante della mia vita, e quella che all’inizio era la curiosità della neofita, col passare degli anni si è tramutata in un più consapevole e maturo interesse, è con questo spirito che è nato in me il desiderio di avvicinarmi alla Speleologia, alimentato considerevolmente dalle innumerevoli occasioni offertemi da quella che da un anno e mezzo è la mia città, Trieste, soprattutto durante le frequenti escursioni domenicali nel Carso. La morfologia di questa zona porta i segni di un millenario lavoro di erosione e ricostruzione, testimoniato dalla continua presenza di doline e inghiottitoi, che ne costituiscono uno dei tratti più distintivi. Da sempre questo territorio è considerato il regno del Carsismo, il fenomeno che da bambina studiavo nei libri di scuola e che sentivo sempre nominare ogni qual volta si parlava della formazione delle grotte e delle meravigliose concrezioni che hanno sede al loro interno. E non a caso è a Trieste che ha preso avvio la pratica della Speleologia. E così quale occasione migliore per avvicinarmi alla Speleologia se non seguire un corso organizzato dal Gruppo Grotte del CAI di Trieste? L’occasione non si è fatta attendere a lungo, e così quando sul sito internet dell’Associazione XXX Ottobre è apparso l’annuncio del XXI Corso di Introduzione alla Speleologia mi sono detta: “E’ tempo di grotte!”. Ed è iniziata così per me una nuova avventura, un’esperienza indimenticabile che, grazie all’entusiasmo, all’allegria e alla grande professionalità di istruttori ed aiuto-istruttori, insieme al grande affiatamento creatosi tra noi allievi, mi ha regalato emozioni che solo due mesi fa sarebbero state per me inimmaginabili.
Gli appuntamenti serali delle lezioni teoriche e quelli domenicali delle uscite di gruppo per le lezioni sul campo hanno costituito una vera e propria full immersion tanto nel mondo della speleologia, quanto nella vita e nell’attività del Gruppo Grotte della AXXXO. Ciò che inizialmente mi ha maggiormente colpita è stato lo scoprire, spesso proprio sul campo, le differenze esistenti tra la frequentazione dell’ambiente montano attraverso l’escursionismo e l’alpinismo, a cui ero già abituata, e la frequentazione dello stesso attraverso la speleologia. Prima fra tutte, la strana sensazione che si prova a trovarsi per la prima volta su una corda superstatica dopo essermi arrampicata solo ed esclusivamente su corde dinamiche, e poi la tecnica di discesa con il discensore e la divertente risalita “a bruco” con croll e maniglia. Ricordo ancora la nostra prima uscita pratica in cava e il mio iniziale impaccio nel superare i frazionamenti e soprattutto il mio grande timore a liberare il discensore dalla mezza chiave per scendere… Le uniche discese su corda fatte prima di allora erano state in corda doppia, con un bel nodo prusik auto-bloccante che mi teneva ancorata alla corda in caso di emergenza. Dover scendere pensando che lasciando la corda potessi finire di sotto mi agitava alquanto, e la mia mal dissimulata ansia in quella prima uscita mi è valsa il soprannome di “Angina” con cui “Fabiute” prima, e tutti gli altri componenti del Gruppo Grotte della AXXXO poi, mi hanno ribattezzata.
E pensare che domenica scorsa, ad appena un mese di distanza dall’uscita in cava, mi sono calata giù in libera lungo i 60m di profondità del pozzo della grotta Noè, il cui fondo abissale era terribilmente inondato di luce, mostrandosi in tutta la sua spettacolare maestosità….
Diversamente dall’esperienza dell’escursionismo, la speleologia offre la possibilità di accedere ad un mondo, quale quello ipogeo, che è a tutti gli effetti un mondo senza tempo; nelle nostre “incursioni” domenicali il trascorrere delle ore è scandito solo dal progressivo avanzare di noi omini con le fiammelle gialle sulla fronte; fiammelle che ad appena un paio di metri di distanza giocano a nascondere del tutto i lineamenti di chi ci precede e ci segue. E le grotte sono, come le alte cime, il regno del silenzio, in cui domina sovrana la magia della natura. E ono soprattutto il regno dell’acqua, che con un lento e pazientissimo lavoro distrugge la roccia e ricrea al suo posto luccicanti stalattiti e stalagmiti dalle forme più fantasiose e dalle tenui colorazioni degradanti dal bianco luccicante della calcite appena  depositatasi, al giallo ambra, al rosa, al grigio. Ed in quanto regno della natura, qui l’uomo si  trova spesso a confrontarsi con i propri limiti, non sempre solo di natura fisica, come mi è  capitato di sperimentare nell’attraversamento dei meandri della Grotta Doviza. In molti  punti guardavo i seppur pochi metri che sotto ai miei piedi mi separavano dal corso del  fiumicello che incessante continua a scavare la grotta, e mi ripetevo che non ce l’avrei mai fatta a superare il passaggio che mi separava dall’ampio terrazzino appena un paio di metri  avanti. Ma poi, grazie ai rassicuranti suggerimenti di Maddalena e Franz davanti a me, e di  Diego alle mie spalle, ecco passare il timore e anche il passaggio che tanto mi intimoriva…
Come in questo caso, in tantissime altre situazioni, i ragazzi del Gruppo Grotte della AXXXO si sono rivelati per me fonte inesauribile di pazienza, di utilissimi consigli ed  insegnamenti, grande sostegno e soprattutto di piacevolissima compagnia. Penso tanto alle  lezioni teoriche, tutte condotte con assoluta perizia, quanto alle esplorazioni in grotta, con il  tè caramellato di Cubo, dispensato come premio ai prodi giunti in fondo alla grotta, per  finire con l’immancabile squisita pastasciutta di Michela, che ogni domenica sera ci  rifocillava al ritorno dalle nostre uscite domenicali. E ricordo ancora la sensazione che mi accompagnava quando mi addormentavo di ritorno alla domenica sera al termine delle prime uscite in grotta: il penetrante odore del carburo ancora nel naso e sulle mani, e l’impressione di avere ancora indosso l’imbrago con la lampada a carburo appesa al mio  fianco… Con la consegna dei diplomi si è concluso il corso, ma la mia avventura come  ‘piccola speleologa’ è appena iniziata… Un caro e dovuto ringraziamento va a tutti coloro  che hanno reso e ancora oggi rendono possibile tutto ciò, con la loro disponibilità e con  l’amicizia e la simpatia con cui mi hanno accolto nel loro gruppo.

Paola Gentile

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