Già non vedo l’ora di tornare

dscn5484Mala Boka. La prima volta che ho sentito questo nome neanche sapevo si trattasse di una grotta. Da allora ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti – e nei sifoni. I miei compagni di avventure non si sono certo risparmiati nei loro racconti rocamboleschi sulla traversata sotterranea che dall’ingresso del BC4 a 1730 metri di altitudine, porta all’uscita della Mala Boka, a due passi dal centro di Bovec (432 m). Così, più curiosa che mai, quando Kraft e Roli mi hanno proposto di unirmi a loro per l’esplorazione di un ramo laterale, non ho saputo resistere.

dscn5455Scegliamo due giorni particolarmente freddi e ventosi: condizioni perfette per scendere nelle profondità della terra, anche se un po’ irritanti per percorrere i pendii di neve gelata che salgono all’ingresso della grotta. “Meglio così, una volta dentro ci sembrerà di fare la sauna!” Commenta Kraft, mentre io acchiappo per un soffio la giacca di Roli, che stufa della nostra compagnia ha deciso di volare a valle.

Entriamo velocemente nel BC4, cimentandoci con le prime calate negli stretti pozzi dell’ingresso. Man mano che scendiamo la grotta si allarga, comoda e scintillante. “Wow, che spettaccolo!” Commento io, estasiata.

dscn5461“Vedrai quando arriveremo a Nutella Killer.” Ridacchia Roli.

In effetti, il meandro rende giustizia al suo nome: un budello melmoso e scivoloso da cui usciamo color del cioccolato. Il sapore però non è altrettanto piacevole, penso fra me dopo essermi passata per sbaglio un guanto infangato sulla faccia.

“Mmm, mi sa neanche un terzo.” Borbotta Roli.

“Ma chi ben comincia…” Gli do corda io, ridacchiando.

Kraft ci manda a quel paese, avvita lo spit e riprende l’ascesa. Finalmente, quando le mie ossa intirizzite stanno ormai iniziando a fossilizzarsi, il nostro scalatore fissa la corda in cima al pozzo. Risaliamo curiosi e, una volta su, io schizzo subito avanti per delle roccette viscide e un po’ marce, ansiosa di scoprire cosa c’è oltre.screenshot-2019-03-11-at-21-32-28 In un attimo sono su una specie di cengia e…inizia a piovermi in testa. Mi tiro indietro, infastidita, poi risalgo stando più a destra. Sopra di me c’è un pozzo gigantesco, perfettamente levigato, con una piccola cascata nel mezzo. Molto bello, suggestivo e promettente. Chiamo contenta Kraft e Roli, che mi sono accanto in un attimo. Guardiamo in su, soddisfatti, poi controlliamo l’orologio: è mezzanotte e il campo è ancora lontano.

“Per risalire questo ci vorranno chissà quante ore…” Dichiaro, sbadigliando.

Roli sbadiglia di rimando: sta dormendo in piedi. Kraft è visibilmente indeciso. Io non so che dire: vorrei andare avanti, ma sono estenuata. Alla fine, anche se a malincuore, concordiamo tutti che è il momento di fare dietrofront. Così lasciamo una corda e qualche fix alla base del pozzo, pronti per la prossima sortita, e ci dirigiamo verso il campo. “Magari dal rilievo si riuscirà a capire dove punta il ramo e potremo cercare direttamente l’ingresso esterno…” Borbotta Kraft speranzoso, mentre torniamo alle gallerie principali, pronti ad affrontare la strada che ci separa dal sacco a pelo.

“Non me la ricordavo così lunga.” Cerca di giustificarsi Kraft per la quinta volta, dopo più di quattro ore che vaghiamo per saloni, gallerie e pozzi.

Arriviamo alle baracche di teli termici in tempo per la colazione e, dopo tre ore di dormiveglia, siamo già pronti a ripartire, motivati dal freddo pungente. Man mano che proseguiamo, la grotta sembra svegliarsi: ci abbraccia, magica di suoni e di immagini. Sempre più bella, affascinante, spettacolare, si getta infine nel canyon vivo e danzante di acqua. Siamo ora nel cuore pulsante della Mala Boka, in questo immenso meandro lavorato dai millenni, con pareti scolpite che salgono fino a confondersi nelle tenebre e il torrente che zampilla cristallino sotto i nostri piedi. I passaggi sono mozzafiato, ma piuttosto acrobatici: si procede in spaccata, o con la schiena di qua e le gambe di là, spesso a precipizio sul vuoto. La roccia è levigata, scintillante ed estremamente scivolosa.

dscn5488Tornati finalmente al livello dell’acqua, sguazziamo nel fiume sotterraneo per tutto l’ultimo tratto, con il pensiero che corre sempre più spesso al famoso sifone finale: si riuscirà a passare? Se fosse allagato – cosa che succede spesso nei periodi piovosi – ci toccherebbe rifarci in senso inverso tutta la strada appena percorsa, ossia 8 chilometri e 1300 metri di profondità: prospettiva tutt’altro allettante, considerato anche che abbiamo finito le scorte di cibo.

Secondo le valutazioni attentamente discusse prima di partire, il sifone dovrebbe essere aperto. ‘Dovrebbe’, eppure nessuno di noi tre ne è del tutto convinto e siamo sempre più ansiosi di vedere con i nostri occhi. Superiamo un’alta camera sotterranea, tutta decorata da uno stranissimo alfabeto, a metà tra il greco e il russo, misterioso e difficilmente interpretabile. “Per chi non credesse agli alieni…” Rido io, con una sorta di ammirazione reverenziale per quest’altro segreto che ci regala la roccia. Passato un laminatoio che sembra non finire mai e una condotta circolare decorata da migliaia di scallops, affrontiamo infine la calata decisiva: mi lancio giù, usando il discensore solo per rallentare leggermente la mia picchiata. dscn5504Atterro con un salto in una pozza d’acqua…brutto segno. Mi guardo intorno, scoprendo con sollievo che si tratta solo di un’innocua pozzanghera. ‘Massì, era ovvio’. Commento fra me. Ma so benissimo che niente è ovvio nella vita. E in grotta men che meno.

Ancora qualche acrobazia sugli ultimi laghetti cristallini, appesi su corde consumate ormai più sottili di lacci da scarpe, e siamo fuori: enormemente soddisfatti e incredibilmente asciutti – piedi a parte, s’intende. Il cielo serale, decorato da qualche stella che sbuca tra le nuvole, fa capolino dall’immensa voragine rocciosa dell’ingresso. Tutto intorno a noi c’è un’aura sospesa, avvolgente, come se la notte di fine inverno fosse accogliente e nostalgica al tempo stesso. Mentre percorriamo gli ultimi metri verso Bovec, mi guardo indietro un’ultima volta: la Mala Boka è davvero un luogo incredibile, tanto magicamente vera, quanto semplicemente bella. Già non vedo l’ora di tornare.

Sara Segantin

23-24 febbraio, 2019

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XXXI corso di introduzione alla speleologia

ade2a3ad-c5d5-4e6e-8f8f-05c824e4c27dInizia mercoledì 6 Marzo 208 nella sede di Via Battisti 22 il XXXI corso di Introduzione alla Spelelogia organizzato dalla Scuola di Spelelogia Cesare Prez della Associazione XXX ottobre sotto l’egidia della Scuola Nazionale di Spelelogia del CAI.
Il corso rivolto a chi ha più di 15 anni e si prefigge di insegnare i primi rudimenti verso la conoscenza di quel mondo sotterraneo che proprio a Trieste ha avuto la sua nascita e la sua massima espressione. (continua…)

Relazione attività 2018

312e15a5-f5e3-403b-a0a3-a9ff9b0cd48fIl 2018 per la nostra XXX Ottobre è stato l’anno del centenario. Gran parte degli sforzi del gruppo si sono così concentrati per la realizzazione di un evento degno di un traguardo così prestigioso. Si è così pensato di realizzare un volume che racconti 100 anni di vita di quello che è uno dei più prestigiosi gruppi grotte triestini. 100 anni di attività, 100 anni di esplorazioni, 100 anni di avventure, ma soprattutto 100 anni di speleologi: Il gruppo ha voluto dare un nome e un volto a tutti quelli che hanno contribuito a portare avanti le attività . Il volume è stato presentato il 24 novembre in sede ed è stata l’occasione per far 3a8d72b9-13a5-44d7-a4cc-7c0c940a6ffbconfluire oltre 130 tra soci attuali e del passato, taluni che si sono ritrovati, non senza emozione, dopo decine di anni. Nel corso della celebrazione ad alcuni soci che si sono distinti negli anni, è stata insignita la carica di emerito. (continua…)

Egidio e Veliko Sbrego: la giunzione

Giunzione Egidio - Veliko 2018

“Niente da fare, qui c’è un sifone, non si passa.” Grido ai miei compagni poco sopra, mentre guardo la condotta sommersa nell’acqua turchese, ipnotizzato dalla sua bellezza e allo stesso tempo amareggiato del fatto che più avanti non si va. Almeno, non per questa strada.
Manca poco, davvero pochi metri per raggiungere il Veliko. Sarebbe un bel colpo unire questa grotta – l’abisso Egidio – al sistema più esteso del lato sloveno del monte Canin, il leggendario Veliko Sbrego. Non solo ne verrebbe fuori uno sviluppo complessivo di oltre 17 km, ma, considerando che l’ingresso di Egidio si trova a quota 2225 sul livello del mare, si porterebbe la profondità della grotta a quasi 1400 m. Però, con i se e con i ma… (continua…)

Cent’anni del gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre

Cent’anni …

Sono passati 100 anni da quando alcuni giovanissimi ex allievi dell’allora ricreatorio Pitteri3a8d72b9-13a5-44d7-a4cc-7c0c940a6ffb della Lega Nazionale di Trieste si sono aggregati in un gruppo fondando la XXX Ottobre. Il 30 Ottobre la data in cui i Triestini insorsero contro lo straniero proclamando l’unione all’Italia. Essi erano per lo più grottisti e rocciatori. L’atto di nascita ufficiale è il 24 Novembre. Nel primo verbale del 2 dicembre compaiono quali consiglieri Mario Rossi e Giacomo Dimini: i fondatori del Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre. (continua…)

Bergère 2018

df5a5950-f5eb-4962-ba7d-1008ad1a286dUSP, AXXXO, CGEB e G.S.Pd assieme nel campo Speleo internazionale per la bonifica del Berger, il primo meno mille al mondo nel 1954. È una grottona da non sottovalutare, gigante, diversa, Bella, concrezionata in modo sbalorditivo, impegnativa in termini di resistenza fisica. È un meno 1271 m ora, con 10 ingressi e 35 km di gallerie. La bonifica è ormai una iniziativa di tanti anni. Le immondizie stanno a quote diverse e ognuno porta fuori qualcosa. Qui si è fatta la storia della speleologia, è la culla di tanti sogni esplorativi. Una grotta piena di storia. Per la XXX hanno partecipato Fabrizio Viezzoli, Carol Marsala, Maurizio DeAngelis e Francesco Agostini.

Si seguito il racconto della nostra amica dell’Unione Speleogica Pordenonese. (continua…)

Il “batocio” della Lindner

“MISSIONE BATOCIO”: UNA COLLABORAZIONE TRA IL GRUPPO GROTTE DELLA XXX OTTOBRE E IL DIPARTIMENTO DI GEOLOGIA DELL’UNIVERSTÀDI TRIESTE PER LA RICERCA SCIENTIFICA

Quando sentiamo parlare di Speleologia, si pensa prettamente all’attività sportiva, all’escursione in cavità sotterranee lungo percorsi tortuosi, ai lunghi e vertiginosi pozzi da risalire in corda, alle esplorazioni senza fine nei meandri più nascosti…Ma non tutti si ricordano, e pochi sanno, che la speleologia è nata principalmente per la ricerca scientifica, o meglio ancora per andare a ricercare quella fonte essenziale per la nostra vita…l’acqua! Le prime esplorazioni e i primi studi iniziarono circa a metà dell’Ottocento proprio sul territorio carsico Triestino e Sloveno, allo scopo di cercare possibili fonti d’acqua sfruttabili ad uso urbano. Oggi lo studio dei sistemi idrici sotterranei continua, al fine di capire il comportamento, le dinamiche di questo complesso sistema di canali sotterranei e le leggi che lo governano. Tanto si è capito ma tanto c’è ancora da scoprire. (continua…)