Grotta Antonio federico Lindner

scheda tecnica

Numero catasto: 829 (3988 VG) 
Località: San Pelagio
Coordinate dell’ingresso (WGS-84):
N 45,76512 (45° 45′ 54,432″)  
E 13,67451 (13° 40′ 28,236″) 

Quota ingresso: 179 m slm
Sviluppo planimetrico: 825 m
Profondità: 178 m

Descrizione

Dalla dolina di accesso si entra nella prima caverna discendente grazie a un ripido sentiero a gradoni; giunti sul suo fondo si incontra la porta che consente di entrare nel secondo vano: la sala ha una superficie di circa 10m x 10m, con un’altezza massima di 13m. Sulla volta si aprono gli altri due ingressi, protetti da griglie.
Proseguendo in discesa si arriva a una botola, passata la quale si scende tramite una scala fissa un pozzetto da 8 m, che conduce a un vano concrezionato.

Dalla base della scaletta si scende arrampicando lungo uno scivolo calcitico (consigliata una corda) fino ad arrivare a un laghetto. Percorrendo una breve cengia sulla destra di quest’ultimo, è possibile raggiungere il camino (attrezzato) di 6 m che consente l’accesso ai vani più profondi.
Risalito il camino ci si ritrova in un residuo di meandro fossile; si prosegue lungo il piano superiore fino a un ripido scivolo di 8 m (necessaria una corda) che porta ad affacciarsi su un enorme caverna. Con 21 m di calata si raggiunge il pavimento dell’imponente salone interno. Si procede in discesa, tenendosi sulla sinistra fino a giungere a uno scivolo in forte pendenza su una colata calcitica (consigliata una corda di 15m). Si continua tenendosi sulla destra, raggiungendo in breve tempo la partenza di un secondo scivolo (anche in questo caso è consigliabile una corda). Terminata la discesa, ci si ritrova sul fondo del salone principale, alto fra i 30 ed i 40 m e con gli assi maggiori rispettivamente di 60 m e 35 m. Qui sono numerose le concrezioni e le vasche di raccolta, alternate da blocchi di frana ormai calcificati e depositi di argilla.

Proseguendo si giunge ad una grossa vasca – Vasca di Poppea – sormontata da un camino cieco di 18m di altezza. Da qui in poi la galleria prosegue con sezione costante (8m di altezza per 10m di larghezza) in leggera discesa. Le concrezioni via via scompaiono, lasciando spazio a fango e pareti erose; dopo un breve restringimento si giunge nella sala terminale, caratterizzata da notevoli accumuli di fango alla profondità di 170m (9,5 m sopra il livello del mare).
Proseguendo, invece, in direzione opposta (Nord) si raggiunge l’imbocco di un P30, alla base dello scivolo. Questo conduce ai rami inferiori, ovvero alla massima profondità della grotta. Alla base del pozzo, continuare a scendere lungo la china franosa tenendosi sulla sinistra e facendo attenzione alle numerose pietre instabili. Si arriva così alla partenza del pozzo successivo (P30). Questo è l’ultimo salto della cavità ed è intervallato da un ripiano a 16 m dal fondo. Non è raro che quest’ultimo pozzo, nei periodi di piena, sia completamente sommerso dall’acqua. Alla sua base si trova infatti il cosiddetto “batocio”, ossia uno strumento che registra costantemente il livello dell’acqua sul fondo, strettamente correlato ai regimi di piena del fiume Timavo.

Proseguendo in discesa lungo la trincea scavata dal deflusso delle acque, si raggiunge la massima profondità: 177,5 m, appena due metri sopra il livello del mare. Dal cavernone in cui ci si trova, è possibile proseguire lungo una galleria con direzione 265° che raggiunge i 70 m di sviluppo, oppure tentare di raggiungere un arrivo fossile. Tutti i vani sono letteralmente invasi da quantità enormi di fango ed argille che raggiungono metri di spessore. Sotto ad un primo strato di fanghiglia semi liquida e rossastra, si trova uno strato di argilla pastosa, dal colore grigio verde, che imprigiona letteralmente i piedi di chi vi si avventura.
Tornando alla sommità del salone principale, seminascosto dalle concrezioni, vi è un pozzetto da 15 m, che permette l’accesso a un ramo inferiore, di 75 m di sviluppo. Tale ramo è un susseguirsi di piccoli ambienti disseminati di concrezioni e vaschette di raccolta che si estende fin sotto al laghetto iniziale.

Fauna

Nel corso delle uscite di rilievo e riesplorazione è stato possibile fare un primo elementare e sommario quadro della fauna presente nella grotta A. F. Lindner.

Nel laghetto è ormai consuetudine avvistare con facilità l’esemplare di Proteus anguinus ivi presente da quasi vent’anni che ha oramai raggiunto i 20 centimetri di lunghezza. Dopo aver effettuato una pulizia integrale si è pensato di creare le condizioni per una possibile “mangiatoia naturale” per il proteo al fine di compensare l’eventuale disequilibrio alimentare provocato dalla chiusura della cavità. A tale scopo si sono sistemati un paio di rami già in fase di decomposizione sul bordo del laghetto cosa che ha favorito il crearsi di una colonia di esemplari di Titanethes albus, non essendoci nella sala nessun altro materiale biodegradabile si è inoltre raggiunta una concentrazione di esemplari estremamente elevata.Pur non avendo mai assistito ad un pasto diretto del proteo a base di esemplari di Titanethes se ne è riscontrata la presenza pressoché costante alla base sommersa dei due rami: è facile immaginare che l’esemplare di Proteus anguinus non faccia altro che aspettare la caduta di un Titanethes per sfamarsene. Resta comunque campo d’indagine il modo in cui questo esemplare si sia adattato alla sfera alimentare disponibile in tale bacino d’acqua chiuso ed isolato.

Fra i mammiferi va riscontrata la ricomparsa nella caverna iniziale di 4 esemplari di Rhinolophus ferrumequinum mentre nel tratto immediatamente successivo alla botola si sono notati escrementi di Glis glis. Fra gli insetti non ha sorpreso la presenza di numerosi esemplari di cavallette della specie Troglophilus neglecta e di numerose specie di aracnidi.

Con il tempo si sta pensando ad un esame accurato teso alla mappatura completa delle specie viventi in questa cavità.

visita la grotta

 

La grotta Lindner è parzialmente attrezzata con scale fisse, ma una parte della progressione richiede l’uso di attrezzatura speleologica
(corde, discensore, bloccanti, ecc.) oltre alle conoscenze tecniche necessarie.
L’ingresso è chiuso a chiave, essendo questa cavità sotto la tutela della nostra associazione, in quanto inclusa “nell’elenco delle cose immobili che hanno cospicui caratteri di singolarità geologica, ai sensi dell’art. 1 della legge n° 1497 del 29 giugno 1939 sulla tutela delle bellezze naturali”. Per prenotare una visita, dopo aver preso visione del regolamento, è sufficiente compilare il modulo sottostante. Verrete ricontattati a breve per la consegna delle chiavi necessarie, oltre ad un eventuale accompagnamento da concordare. Per ulteriori informazioni, scriveteci all’indirizzo lindner@axxxo.net.

come arrivare

Accesso Stradale: Raggiungere il paese di San Pelagio, a 3.5 km dal centro di Aurisina. Lasciare l’auto nel parcheggio nel centro del paese: coordinate del parcheggio (WGS-84): N 45.76575° E 13.68736° .
Avvicinamento: Procedere in direzione ovest, oltrepassando la chiesa e il centro del paese, fino a portarsi su una strada in mezzo ai campi. A 200 metri dalla chiesa, prendere una strada sterrata che piega decisamente a sinistra (sentiero CAI n° 32). Seguirla costeggiando il margine di un terreno coltivato, al termine del quale la carreggiata si restringe fino a ridursi a un sentiero nel bosco. Proseguire per il sentiero per 250 metri, fino al bivio con il sentiero n° 33. Una decina di metri dopo il bivio, sulla destra si dirama una traccia che conduce sul fondo di una piccola dolina, dove si apre l’ingresso principale.

GRUPPO GROTTE
ASSOCIAZIONE XXX OTTOBRE CAI – TRIESTE

MODULO RICHIESTA DI ACCESSO
ALLA GROTTA LINDER

N. castasto 829 – 3988 VG

 

Motivo della richiesta

Regolamento

Privacy

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Ultime novità

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